Frode informatica (art. 640 ter c.p.)

Il reato più importante nel contesto del commercio elettronico è senza dubbio la frode informatica, introdotta dall’art. 10 della l.547/93. all’art. 640ter c.p., secondo cui: “chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 516 a euro 1032. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1549 se ricorre una delle circostanze previste dal n.1 del secondo comma dell’art. 640 ovvero se il fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema. […]”.

La Cassazione ha chiarito anche i rapporti intercorrenti fra l’art. 615 ter c.p. e e l’art. 640 ter c.p. affermando che “possono formalmente concorrere i reati di accesso abusivo a un sistema informatico e di frode informatica; trattasi, infatti, di reati totalmente diversi, il secondo dei quali postula necessariamente la manipolazione del sistema, elemento costitutivo non necessario per la consumazione del primo. La differenza fra le due ipotesi criminose si ricava, inoltre, dalla diversità dei beni giuridici tutelati, dall’elemento soggettivo e dalla previsione della possibilità di commettere il reato di accesso abusivo solo nei riguardi di sistemi protetti, caratteristica che non ricorre nel reato di frode informatica”55.

Per le circostanze aggravanti, l’art. 640ter fa rinvio a quelle previste dal n.1 del secondo comma dell’art. 640 c.p. (reato commesso contro lo Stato o altro ente pubblico), oltre a prevedere che il fatto sia stato commesso con abuso della qualità di operatore di sistema.